MUSEO di ANTROPOLOGIA Giuseppe Sergi
Saccopastore e dintorni

sito di Saccopastore (scavo 1936)Quando nel 1929 – fra le antiche ghiaie del fiume Aniene, a pochi chilometri dalle Mura Aureliane, oggi pienamente entro Roma – veniva inaspettatamente rinvenuto un cranio  fossile con caratteristiche tipiche di quella specie umana estinta detta di Neanderthal, nessuno si aspettava che quello fosse solo l'inizio di un decennio fortunato per la paleoantropologia in Italia.

Dall'antico nome del sito, il fossile venne chiamato Saccopastore (1) mentre, pochi anni dopo, un secondo cranio neandertaliano veniva scoperto nella medesima località e denominato Saccopastore 2. Dovevano passare soltanto altri quattro anni perché tornasse alla luce l'imboccatura della Grotta Guattari al Monte Circeo (il promontorio un centinaio di km a sud di Roma), con tutto il suo prezioso contenuto paleontologico che include il Neanderthal oggi noto come Guattari 1. Questi tre crani neandertaliani, cronologicamente compresi fra circa 130 e 50 mila anni fa, hanno rappresentato da allora i più importanti reperti paleoantropologici che siano mai stati scoperti in Italia.  

Era necessario attendere più di cinquant'anni perché fosse rinvenuto un altro cranio, frammentario e antichissimo (datato a circa 800 mila anni fa), che prende il nome da una cittadina del basso Lazio – Ceprano – e che i ricercatori di tutto il mondo riconoscono come uno dei più importanti fossili umani mai scoperti in Europa.

Non è solo una questione di antichità: il cranio di Ceprano costituisce un vero e proprio anello di congiunzione nell'evoluzione del genere Homo e si candida a rappresentare l'ultimo antenato comune tra la linea evolutiva che ha condotto in Europa sino agli uomini di Saccopastore e del Monte Circeo e quella che dall'Africa è arrivata fino a noi.

Saccopastore 1 & 2

I crani fossili di Saccopastore (Roma, 1929 e 1935) conservati nel museo.

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